Descrizione
«Così camminai all’indietro. Non perché io creda ai demoni del bosco. Non ci credo… Però camminai all’indietro.
Non lo feci nemmeno perché non si sa mai, anche se ritengo che questo sia in generale un ottimo motivo per fare le cose».
Una locanda: un luogo non ben precisato dell’Appennino dove le persone si ritrovano per raccontare oscure storie e segreti mai rivelati. In un contesto apparentemente ameno succedono strane cose, si esplorano paure e ansie profonde altrimenti sopite o inespresse. Tanti personaggi, fra cui il locandiere che è il guardiano della soglia tra il mondo ordinario e quello straordinario, tanti racconti ma soprattutto il coraggio di sporcarsi le mani con le ossessioni più profonde, di uscire dai sentieri battuti, perché il vero perturbante oggi non risiede in dimensioni alternative, ma nelle crepe della realtà, nelle storie che siamo troppo spaventati per raccontare. In altre parole, una sorta di catarsi, un modo per confrontarsi con l’ignoto e il male, sia esso interno o esterno. La Locanda si erge così a metafora della vita, spazio di accoglienza e al contempo di scontro con le ombre della condizione umana, dove l’inquietudine prende parola, e attraverso il riconoscimento delle comuni vulnerabilità, rappresenta un baluardo contro la solitudine e un simbolo della resistenza umana attraverso la condivisione.

