Storia e storie su Babbo Natale

Storia e storie su Babbo Natale

Protagonista indiscusso delle festività Natalizie, Babbo Natale è diventato simbolo del Natale.
Ma conosciamo davvero la sua storia?

Babbo Natale, Santa Claus e gli altri…
Si ritiene che Santa Claus sia la contrazione americanizzata di Sanctus  Nicolaus.
In altre culture nordeuropee viene anche indicato con i nomi di Niklaherr, Samichlaus, Sanda Klaus. Infatti, secondo Belpoliti, “San Nicola è anche un santo che ha molte facce, discendente dagli spiriti che accompagnano il corteo di Hellequin, il cacciatore che rapisce i bambini e guida il corteo dei morti nelle notti i
nvernali”. In Austria e in altri paesi germanici Sankt Nikolaus era accompagnato da un suo “doppio”, un essere maligno dotato di due minacciose corna sul capo, di una lingua che gli penzolava dalla bocca e di un sacco in cui imprigionava i bambini capricciosi.

Probabilmente, secondo Elvira Stefania Tiberini, Babbo Natale venne “esportato” in America a seguito delle migrazioni a partire dal XVII secolo. Già agli inizi dell’Ottocento Babbo Natale-Santa Claus era ben conosciuto lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, e la sua figura fu accuratamente descritta dal poeta Clement Clark Moore nel 1823. Per la prima volta nella poesia si fa riferimento alla slitta e le renne che sostituiscono il cocchio trainato da cavalli.
Anche il suo aspetto iconografico subisce graduali variazioni, prima di giungere all’immagine che oggi ben conosciamo. Una curiosa testimonianza sugli aspetti di Santa Claus è del 1863, quando Thomas Nast illustrò una copertina dell’ “Harper’s Week” mostrando il simpatico vecchietto mentre parla ai soldati, vestito della bandiera dell’Unione durante la Guerra Civile; ma l’iconografia attuale è ancora lontana, e Nast continua a modificare Santa Claus, trasformando – ad esempio – il suo mantello da marrone chiaro a rosso.

 

Acqua minerale o Coca Cola?

L‘aspetto odierno di Babbo Natale si deve quasi certamente alla diffusione di alcune pubblicità. Haddon Sundblom, disegnatore per la Coca Cola Company, usò come modello un suo vicino di casa – opportunamente adattato, ingrassandolo e rendendolo quasi stucchevole nell’aspetto – per pubblicizzare la celebre bevanda nel 1931.
La celebre bevanda era stata costretta a rinunciare all’utilizzo di bambini nelle sue pubblicità e aveva ripiegato sul vecchietto in rosso. Ma la White Rock, produttore di acque minerali, rivendica l’uso di Santa Claus nelle sue pubblicità a partire dal 1915.

Vestito di questi nuovi “panni” Santa Claus acquista un’identità precisa, il luogo dove “vive” diventa un luogo-non luogo esotico, reale ma distante, adatto per rapportarsi a un tempo-fuori dal tempo:  il Polo Nord, o la Groenlandia.

Se è sul giornale, esiste.

In America, sul finire dell’Ottocento una bambina di otto anni, Virginia, chiese a suo padre se esistesse davvero Santa Claus, poiché i suoi amichetti asserivano il contrario.
Il padre, un medico, le suggerì di scrivere al giornale The Sun, assicurandola che “If you see it in The Sun, it’s so.” Se The Sun lo scrive, significa che è vero. La risposta del cronista fu “Yes, VIRGINIA, there is a Santa Claus.” Sì,Virginia, Santa Claus esiste, esiste come esistono l’amore, la generosità, la devozione. E tu sai che questi valori ti rendono la vita più felice e ti fanno diventare una persona migliore.

Ma sono tante le storie legate a questo personaggio, molte sono state raccolte nel libro
Da San Nicola a Santa Claus, attraverso la Coca Cola – Breve storia e simbologia del Natale  di Luca Betti
disponibile in versione tradizionale o in e-book.

 

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