Descrizione
Ma dove eravamo capitati? Sembrava che un’immensa cupola trasparente si fosse interposta fra noi ed il cielo per escluderci dal resto del mondo e serrarci in una terra di mezzo. Ci trovavamo su un francobollo di territorio popolato di miserabili, plasmato da eventi tremendi, dove erano arrivati e forse sarebbero tornati i mostri. Calpestavamo un suolo martoriato, ancora agitato dai fremiti dell’imprevedibilità dove dietro l’angolo potevano nascondersi presenze di distorta realtà. Era quella la “magia d’oriente” intorno a noi.
Tale è lo stupore nel quale viene immersa la narrativa dell’avventura militare oltremare di quarant’anni fa, quando un contingente italiano operò a Beirut per la protezione dei profughi palestinesi sopravvissuti alla guerra arabo-israeliana dell’estate 1982 ed ai massacri scatenati dopo l’attentato mortale al presidente libanese neoeletto Bashir Gemayel. Dall’osservatorio privilegiato della palazzina comando, nome in codice Base Condor, l’autore racconta a modo suo episodi rimasti fuori dalla luce dei riflettori, non perché ci fosse qualcosa da nascondere, ma perché sembravano più degni di chiacchere e talvolta anche di risate che di passare alla storia. Invece proprio di storia si tratta, ma storia per chi ama guardarla ad altezza d’uomo e per i curiosi del particolare, spesso più rivelatore di una grande battaglia. Il lettore, seguendo un’aneddotica ricca di sfondi sociali e politico-militari, non mancherà di essere coinvolto nella sequenza di fatti ed emozioni, animata da personaggi singolari, fatti emergere con brevi tratti di penna. E potrà anche farsi un’idea delle vicissitudini non proprio banali di quella spedizione militare, sbarcata nel settembre 1982 con l’appoggio della fregata Perseo e reimbarcata diciassette mesi dopo sotto la protezione dell’intera squadra navale della marina militare italiana.

