Il vernacolo senese nelle pagine di “Prima all’osso che alla pelle”


losi_simonettaRaccontare il vernacolo senese, le sue origini, le connotazioni e il contesto in cui si inseriscono certe espressioni del parlare quotidiano non è impresa semplice.
 Simonetta Losi ci prova e ci riesce egregiamente, riunendo in questo testo alcuni modi di dire che fanno parte del linguaggio comune e che sono in sé elementi importanti della memoria collettiva della Città. Estro ironico, competenze linguistiche e quella passione e amore tutto particolare per la sua terra, sono gli ingredienti di questo libro, che ci siamo fatti raccontare direttamente dall’autrice…
1. In un contesto in cui il linguaggio si modifica quotidianamente, lasciando spazio a forme ed espressioni prese in prestito da altre lingue, qual è il senso della valorizzazione di espressioni vernacolari?
La lingua è un organismo vivo e quindi in continuo mutamento. Tuttavia è anche un potente fattore di identità della persona e di un gruppo sociale. Non a caso in italiano si usa l’espressione “parliamo la stessa lingua” per indicare un accordo, un’armonia, la condivisone di idee e modo di sentire che si hanno con una o più persone. La lingua è il “precipitato” della cultura di un popolo.
In particolare, il vernacolo è la lingua del cuore, la lingua degli affetti: quella legata a un contesto familiare e sociale nel quale siamo cresciuti. Nel vernacolo troviamo le nostre radici culturali: il senso di appartenenza è anche appartenenza linguistica.
 
2. quali sono le principali caratteristiche del vernacolo senese rispetto ad altri vernacoli toscani ?
Il vernacolo senese si inserisce in quel nucleo di esperienze linguistiche e letterarie che hanno visto Siena, la Toscana e in parte il centro Italia, affermare il prestigio del nascente volgare italiano. Fra i primi scrittori in volgare San Francesco, Santa Caterina, Cecco Angiolieri, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio hanno lasciato preziose testimonianze linguistiche e letterarie.
Fra la Toscana  e l’Umbria troviamo una lingua che – attraverso un lungo e complesso processo evolutivo – ha dato origine all’italiano attuale.
Non ci dimentichiamo che uno dei primi documenti che attesta il passaggio dal latino al volgare, il “Breve de Inquisitione”, sulla disputa tra Siena e Arezzo è stato redatto a Siena. Un’altra interessante testimonianza che riguarda il primo volgare è la “Carta di Travale” , custodita nell’Archivio Storico della Diocesi di Volterra, che riporta la testimonianza di sei uomini sulla ribellione di una guardia di stanza al castello.
Molto chiaro il retaggio della lingua etrusca, che troviamo in molti toponimi. Lo stesso nome di Siena si fa derivare da un gentilizio etrusco, “Seina”, divenuto  in seguito, nella transizione verso il latino, “Saena”.
Altrettanto significative sono le tracce linguistiche lasciate dai Goti e dai Longobardi.

3. puoi farci qualche esempio di modi di dire o di parole che si usano solo a Siena?

Fra i tratti distintivi del vernacolo senese si hanno elementi molto antichi, come il monottongo “òmo” e “bòno”. Molto frequente è l’uso, a livello lessicale, di termini come “citto”, “acquaio”, “cannella”, “migliaccio”, “principiare”, “pomo”, “seggiola”, “scodella” e, sul piano della morfologia, la costruzione impersonale “si mangia” per “mangiamo”, “si vide” per “vedemmo” … Ci sono, poi, alcuni termini che sono tipicamente senesi, come “gazzilloro” e “sciabordito”. Sono pure circoscritti alle mura di Siena, o alle loro immediate vicinanze, tutte le parole legate al Palio, che non hanno senso o hanno un senso diverso, se ci si allontana dalla Piazza del Campo. Alcune, come “masgalano”, di chiara derivazione spagnola, raccontano la storia della Città, che nel XVI secolo è stata anche una storia di dominazione da parte della Spagna.
La peculiarità del vernacolo senese è, chiaramente, legata anche alle alle vicende storiche della città e del territorio: una città dove, tra l’altro, il dibattito sulla lingua è sempre stato vivo e ha dato luogo alla costituzione, nel 1588, di una Cattedra di Toscana Favella.

Ma vi abbiamo già detto troppo… divertitevi a scoprire e a riscoprire le forme del vernacolo senese in “Prima all’osso che alla pelle”!

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