Descrizione
La metafora che attraversa tutto il romanzo è quella della sabbia. Fin dalla rievocazione dall’infanzia – i mosaici che si sgretolano, la terra del giardino, la polvere del tempo – la sabbia sembra farsi figura della sostanza della memoria, nella sua forma instabile, continuamente in movimento, ma che conserva le tracce di ciò che è stato pur nello scorrere inarrestabile del tempo.
Come le parole che il potere tenta di cancellare, anche la memoria sopravvive nei frammenti, nell’eco dei ricordi, lasciando una traccia che non a caso i posteri sapranno seguire. Gallo lo sa, è la forza che lo muove a scrivere, come leggiamo nell’epilogo: «Ormai non ho più niente da salvare, se non la mia memoria, che altri credono di avere per sempre cancellato. Ma Memoria è una dea e non svanisce mai prima di aver parlato». (cap. CLV, ultime righe).
Dalla Prefazione di Caterina Lazzerini

