Descrizione
Nel vecchio ordinamento della Facoltà di Medicina e Chirurgia dal terzo anno gli studenti cominciavano lo studio della Patologia Speciale Medica e Chirurgica e quindi iniziavano ad affacciarsi nelle corsie al letto dei malati. Per chi scrive era il 1966 (21° di vita), quando cominciò un percorso lungo 50 anni, che terminò nel 2016 a più di 70 anni di età. Questo per dire che la maggior parte di quello che dopo descriverò l’ho visto e anche vissuto in prima persona, talvolta da lontano con contorni indefiniti, talvolta anche troppo da vicino: spesso ho capito dopo anni quello che era successo. Dopo anni ho capito come una nomina o un concorso vinto abbia portato un buon raccolto oppure carestia. L’ospedale è come una grande orchestra: il Direttore può nascondere un cattivo musicista, ma se i cattivi sono molteplici, l’insieme ne soffre ed i risultati non sono brillanti. Comunque la dualità Università e Ospedale che ha governato la sanità senese nell’ultimo secolo, a mio avviso, è stata proficua, nel senso che l’una e l’altra parte non si sono potute permettere se non sporadici errori. L’Università ha quasi sempre impedito soprusi della politica e l’Ospedale non ha quasi mai ammesso l’albagia e l’autoreferenzialità dell’Accademia. Comunque questa cronistoria (forse per chi non sa di sanità anche un po’ noiosa) vuole essere un omaggio a tutti i personaggi rammentati, che per l’impegno profuso nella sanità pubblica, nell’insegnamento e nella ricerca clinica hanno il diritto di non finire nell’oblio. Anzi la comunità senese dovrebbe ricordarli in modo più incisivo di queste righe.

